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Cjanâl dal Fiêr

Anade di publicazion:1999

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Cjanâl dal Fier

CURATORE: Antonino Danelutto.
RICERCATORI: Giorgio Cividino, Antonino Danelutto, Mario Faleschini, Adele Indino, Dalma Indino, Luciana Marcon, Maurizio Puntin, Dolores Soprano.
TRADUZIONE TESTI: Antonino Danelutto.
CONSULENTE LINGUISTICO: Giancarlo Ricci.
ILLUSTRAZIONI: Emanuele Bertossi, Marco Brollo, Massimiliano de Pelca, Alessandra d’Este, Nadia Gubiani, Marisa Moretti, Stefano Ornella, Erika Pittis, Bernarda Visentini.
COPERTINA: Marisa Moretti.

Paesi oggetto della raccolta: Pontebba, Studena Bassa, Dogna, Chiout, Chiusaforte, Casasola, Villanova, Roveredo, Raccolana, Pezzeit, Chiout Cali, Tamaroz, Piani di Qua, Piani di Là, Pianatti, Resiutta, Povici, Moggio, Ovedasso, Stavoli, Monticello, Grauzaria, Dordolla, Riolada.

Per il Canal del Ferro, stretto e incassato tra le rocce ferrigne, sono passati popoli e popoli e tutti hanno lasciato le loro tracce toponomastiche. Questo confronto tra più culture ha portato senza dubbio a una conservazione da un lato e a una evoluzione dall’altro, arricchendo il bagaglio mitico e leggendario delle tradizioni popolari. Grande rilievo hanno le “aganis” i cui connotati però differiscono da quelli ipotizzati in altre parti della regione. Un tratto caratteristico è quello di avere i piedi a rovescio e talvolta anche i polpacci. Sono dipinte come vecchie e brutte, quasi confondendole con le streghe, o bionde e bianche e pure belle. Viene attribuita alle aganis anche una sorta di antropofagia, come fossero delle sirene omeriche, che rapiscono gli uomini. Dopo le aganis emerge la figura dell’orco, la cui tipologia non presenta aspetti diversificati dal resto del territorio friulano, del vencul ossia la personificazione dell’incubo notturno, degli spiriti personaggi evocati dalle tenebre del mistero eppure radicati nella realtà paesana, di streghe e stregonerie. Troviamo poi inserite preghiere e devozioni popolari, storie di santi e di chiese, episodi di scongiuro apotropaico degli avversi elementi atmosferici. E, infine, dopo un immaginoso “bestiario” dal sapore medioevale, dove bisce e serpenti la fanno da padroni, giungiamo ad una interessante e varia rassegna di racconti tradizionali.

(tratto dall’introduzione curata da Domenico Zannier)
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