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Friûl des culinis I

Anade di publicazion:2004

Dipartiment: ,

CURATORE: Antonino Danelutto.
RICERCATORI: Emanuela Benedetti, Dionilla Bernardis, Maria Lidia Brovedani, Giovanni Codutti, Antonino Danelutto, Claudia Garofali, Licia Pillinini, Alessandro Secco.
TRADUZIONE TESTI: Antonino Danelutto, Maria Lidia Brovedani (per Attimis), Licia Pillinini (per Faedis).
CONSULENZA LINGUISTICA: Alessandro Secco, Antonino Danelutto.
ILLUSTRAZIONI: Loris Agosto, Silvia Celeghin, Paola Codutti, Odette Cuberli, Pier Carlo De Caroli, Dino Durigatto, Francesco Fattori, Barbara Gabriele, Ugo Gangheri, Claudia Gastaldo, Remigio Giorgiutti, Adriana Iaconcig, Laura Marrone, Marisa Moretti, Silvano Patriarca, Alessia Remondini, Irene Sara, Michela Sbuelz, Bernarda Visentini, Tonia Zanussi.
COPERTINA: Marisa Moretti.

Paesi oggetto della raccolta: Attimis, Canalutto, Forame, Partistagno, Poiana, Racchiuso, Subit, Cassacco, Conoglano, Martinazzo, Montegnacco, Raspano, Faedis, Campeglio, Canebola, Canal di Grivò, Ronchis, Valle, Nimis, Chialminis, Monteprato, Ramandolo, Torlano, Pagnacco, Castellerio, Lazzacco, Zampis, Povoletto, Belvedere, Grions, Magredis, Marsure di Sopra, Primulacco, Ravosa, Salt, Savorgnano, Reana del Rojale, Qualso, Vergnacco, Zompitta, Tarcento, Ciseriis, Coia, Collerumiz, Segnacco, Stella, Useunt, Volpins, Zomeais, Tavagnacco, Feletto, Treppo Grande, Vendoglio, Zeglianutto, Tricesimo, Felettano, Adorgnano.

Il patrimonio raccolto nel Friuli collinare, ci permette di riscoprire l’anima fantastica, ed allo stesso tempo poetica della gente friulana, e, nel contempo, meditare sulla riscoperta di un mondo povero ma stupendo. Prendiamo ad esempio gli sbilfs ,di cui si parla in questo volume, che sono i folletti birichini che popolavano le giornate della nostra esistenza di bambini. Essi erano la quintessenza, l’espressione genuina della concezione popolare di una ecologia “ante litteram”, intesa come rapporto rispettoso con l’ambiente e la natura. Un rapporto per il quale perfino tagliare, senza motivo, il ramo dell’albero di un bosco era ritenuto cosa riprovevole, dal momento che voleva dire distruggere la casa di un folletto, disperderne l’incanto di un equilibrio presente da secoli. C’erano sbilfs buoni e cattivi, sfaccendati e servizievoli, ladruncoli, fate e streghe: quasi un mondo parallelo,una dimensione metafisicamente antropologica, quanto senza materia, proiezione di una fantasia non ancora corrosa dalla banalità televisiva. Sembra quasi che, i nostri avi, abbiano voluto caricare questi sbilfs dei loro difetti e delle loro virtù, farne, insomma, una metafora della comunità cui appartenevano. Certo è che di quel mondo passato, restano ancora dei lacerti, delle schegge che ci accompagnano, seppur inconsciamente, nel nostro cammino quotidiano e, che, proprio grazie a raccolte come questa, rimangono ancora presenti e palpitanti alla nostra memoria, una memoria che, oltre ogni razionalità umana, sembra avere ancora bisogno del mito.

(tratto dalla presentazione curata da Roberto Iacovissi)

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