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Cui fo Achille Tellini?

Foto di Achille TelliniAchille Tellini nacque a Udine nel 1866, si laureò a pieni voti in Scienze naturali presso l’Università di Torino, raggiungendo di li a poco Roma per prestare attività in qualità di assistente del suo maestro di geologia Prof. Alessandro Portis. Nel 1890 sposò Ida De Dominicis, dalla quale ebbe sette figli, continuando, sempre a Roma, a lavorare nel campo specifico della sua laurea. Particolarmente legato alla sua terra natale, rientrò in Friuli tra il 1893 ed il 1894 per occupare la cattedra di Scienze naturali nel Regio Istituto Tecnico “A. Zanon” di Udine.

Nel 1904, per una delicata questione familiare, dovette lasciare l’insegnamento, andando così simbolicamente a chiudere il primo periodo della sua vita che lo vide protagonista come scienziato naturalista e iniziandone invece uno nuovo volto allo studio della filologia e della letteratura ladina, sostenuto dal suo amore per il Friuli e dalla sua nuova passione per lo studio delle lingue e, particolarmente, di una lingua universale l’Esperanto, della quale si fece paladino e divulgatore da Bologna, città nella quale si trasferì verso la fine del 1908.

Assunto l’incarico di rappresentante dell’Associazione esperantista universale di Bologna, diede alle stampe una grammatica e sintassi di esperanto, compose uno studio comparativo fra il lessico esperanto ed il friulano e, nel 1935, pubblicò una grammatica con vocabolario ed esercizi di esperanto per i ladini del Friuli.

Nel 1921 vide la luce, sempre a Bologna, la sua rivista “Patrje Ladine” scritta in esperanto ed in friulano. Di straordinaria importanza fu però “Il Tesaur de lenghe furlane” (1919-1923) a cui seguirono nell’ordine “Il Stroligh Furlan”, “Sentimenti ed affetti nella poesia popolare dei Ladini Friulani”, “Archivi de leterature furlane antighe e moderne” e “Zonte a lis vilotis”.
Nel 1927 Achille Tellini ritornò a Udine e qui si dedicò all’approfondimento delle conoscenze della lingua friulana e della storia della sua patria, fino a quando si spense il primo ottobre 1938.

Questi i tratti più significativi del suo percorso di vita. Per cercare però di comprendere al meglio lo straordinario spessore culturale e innovativo di questo personaggio, è necessaria una analisi più approfondita di alcune sue opere e soprattutto del suo pensiero.

Il Pensiero di Achille Tellini

Era chiaramente presente in Achille Tellini una sensazione di sofferenza legata, subito dopo la prima guerra mondiale e poi con l’avvento del regime fascista, ad una progressiva “italianizzazione dei friulani”, i quali stavano sempre più perdendo l’attaccamento alla cultura della Piccola Patria, l’uso della lingua dei padri, subivano la scomparsa di arnesi, utensili, capi di vestiario, abitudini di vita che, per centinaia di anni, avevano caratterizzato la cultura friulana e tutto questo anche a causa di una certa loro indolenza preparata da secoli di dominio “straniero”, da quello di Venezia a quello dell’Austria.

Questa sofferta consapevolezza fece nascere in lui il desiderio di accumulare materiale e farlo conoscere al popolo, nella lingua che esso parla, per suscitare l’autocoscienza dei friulani, preoccupandosi soprattutto di notificare le aree di raccolta perchè si possano rilevare le differenze zonali della lingua ladina. Conscio del fatto che qualcuno si sarebbe infastidito di fronte alla sua grafia del friulano, si premurò di dimostrare che era perfettamente al corrente delle questioni di grafia e lo fece con la “Difesa della grafia internazionale nel linguaggio friulano”.

Aquila Friulana, simbolo del Patriarcato di AquileiaLa sua insistenza sul problema della scrittura della lingua friulana, trova motivazione nel desiderio di sostenere il principio secondo il quale, il friulano è una lingua e non un dialetto italiano. Il sogno telliniano si incentrava infatti sul riconoscimento della dignità di lingua al friulano, sull’adozione di una bandiera ladina a bande orrizzontali celeste, bianca e verde (colori che a suo dire simboleggiavano poeticamente il paesaggio della Ladinia) e anche con uno stemma, cioè l’aquila sul fondo celeste a indicare il Friuli. L’aquila friulana è infatti l’antico simbolo del Patriarcato di Aquileia che il Tellini vorrebbe restaurare “a scopo nazionalista, politico, storico, ecclesiastico e folclorico”.

L’opera maggiormente espressiva di Achille Tellini fu, come già detto, il “Tesaur de lenghe furlane” nella quale egli raccolse tutto quello che poteva essere collegato alla terra, ai costumi, alla lingua ed alla mentalità friulani.

In particolare, accanto alla parte più nutrita del suo lavoro rappresentata dalle “villotte” ( ossia il genere più ricco e significativo della letteratura popolare friulana), presentò almanacchi, indovinelli, scioglilingua, liste di parole non più usate, componimenti vari di ignoti o già conosciuti poeti popolari friulani, canti, senza tralasciare osservazioni e suggerimenti sulla lingua.

Una sezione del Tesaur che suscita interesse particolare è il “Spieli de anime furlane o leterature popular tradicjonal del Carne e dal Friul”, che è una raccolta di componimenti in rima che egli classificò in dieci modi diversi, indicando per tutto questo materiale, le varianti, il luogo di raccolta ed il nome dell’informatore.

fotografia di Achille TelliniNel 1929 pubblica la “Zonte a lis vilotis” nella quale egli inserisce le cosiddette “villotte nuove” che, in realtà, sono semplicemente quei componimenti che iniziano con una lettera diversa rispetto a quelli già pubblicati quindi, non sempre sono “nuove” per argomento ma spesso sono semplici varianti. Le voci che egli riporta sono ancora quelle del popolo delle varie località che egli visita e che si premura di indicare con precisione, nobile caratteristica, questa, del suo metodo operativo.

Da tutte queste raccolte si vede chiaramente l’agire del Tellini verso l’auspicato risorgimento dello spirito della Patria del Friuli, viva poiché cosciente del valore della sua lingua, delle sue tradizioni e antiche memorie. Affinchè questo risorgimento possa diventare cosa concreta, batté e ribatté sulla necessità di raccogliere e studiare ogni documento della letteratura popolare friulana, sancendo una sorta di vero e proprio obbligo morale di mantenere viva la lingua friulana. Cosa questa che egli cercò di fare attraverso tutti i suoi lavori.

La straordinaria modernità di Achille Tellini emerge dal suo onirico pensiero di un Friuli autonomo e dalla sua capacità di trarre dall’analisi della storia, archeologia, geologia, eziologia, i valori e le risorse della terra friulana e di saperli evidenziare come punto di partenza verso la realizzazione di una indipendenza culturale ed economica del Friuli.

Egli voleva “emancipare” il Friuli e per farlo, sottolineava l’importanza di portare la lingua, cioè il friulano, nella scuola, per sottrarlo dalla decadenza e dalla sopraffazione dall’italiano che, per necessità storica, era divenuto la lingua della comunicazione quotidiana delle giovani generazioni.

Achille Tellini fu dunque senza dubbio un precursore che visse ed operò in un clima politico contrario alle sue aspirazioni, con autonomia di giudizio e di idee.

Appare chiaro dunque il motivo per il quale, i soci fondatori, abbiano voluto a lui dedicare questo istituto, mettendosi a disposizione in prima persona, nel tentativo di portare avanti quel lavoro di raccolta e riconoscimento linguistico che, dopo di lui, si era interrotto o, quanto meno, reso particolarmente blando.
(Informazioni tratte ed elaborate dalla tesi di laurea della dott. Rosalba Stefanutti)