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Lagune de Gravo e de Maran

Anade di publicazion:2002

Dipartiment: ,

Laguna De Gravo e de Maran

CURATORI: Maria Teresa Corso (Marano Lagunare), Maria Marchesan “Stiata” e Franco Lauto (Grado).
RICERCATORI: Maria teresa Corso, Maria Marchesan “Stiata”, Adriana Miceu.
COLLABORATORI: Alberto Corbatto, Giovanni Marchesan “Stiata”, Maurizio Puntin, Adriana Miceu.
TRADUZIONE DEI TESTI GRADESI: Franco Lauto.
TRADUZIONE DEI TESTI MARANESI: Maria Teresa Corso.
ILLUSTRAZIONI: Dino Facchinetti.

Paesi oggetto della raccolta: Grado, (in Boscat e Fossalon non esistono leggende locali in quanto sono terre di bonifica abitate da famiglie immigrate dal Veneto ed Istria nel dopoguerra), Marano Lagunare.

L’uomo in ogni epoca e sotto ogni cielo, nei momenti di angoscia, di dolore, nei sogni paurosi oppure al terrore causato da spaventosi sconvolgimenti terrestri o meteorologici, ha dato corpo a terrificanti fantasie e immaginazioni che poi con l’andar del tempo si sono trasformate, nella coscienza collettiva in esseri mostruosi e orribili. Giovanni Marchesan (Stiata) nel suo lavoro teatrale in dialetto gradese, cerca di individuare questi esseri magici, favolosi e dotati di poteri stregoneschi. Nella sua descrizione troviamo allora le Varvuole ossia delle streghe maligne, storte, sciancate, storpie, destinate ad andare vagabondando per il mondo. Poi c’è il Balarin, un essere mostruoso che aveva il potere di trasformare un essere umano in un falco o in una poiana. L’Ebreo Errante che vaga senza pace e senza meta alla ricerca dell’acqua miracolosa che spenga la sua sete inestinguibile. E poi il Vencolo, essere mostruoso invisibile che all’improvviso s’avventava contro una persona e la stringeva alla gola tentando di soffocarla, le Fade Galantine, l’Orco danao, il Massariol. Questa raccolta comprende dunque racconti di un tempo lontano, fatti avvenuti in un mondo ormai scomparso, favole morali e divertenti, sentenze popolari e storie allegre e burlesche. Da queste narrazioni ora brillanti, ora commoventi, ora comiche, emerge un quadro vario e vivace della vita gradese. I racconti narrati con brio, sentimento e con un dialogo allegro ci rappresentano uno spaccato della vita di un tempo dal quale emerge, inconfondibile, ossia il vivo senso religioso del pescatore gradese e il suo attaccamento alla Chiesa.
(tratto dalla presentazione curata – per Grado – da Alberto Corbatto)

Grado, il porto vecchioGrado, la Basilica di S.EufemiaCaratteristica abitazione del centro storico di Grado

La lingua parlata è quella veneta, pur essendo Marano in terra friulana. Si tratta di un dialetto di tipo veneto-meridionale che riporta lessico e modi di dire legati all’ambiente lagunare. Molti sono ancora i legami con questa veneticità, più che con le tradizioni friulane. Si narra che Marano e il suo pesce lagunare fossero noti e famosi già nel XIV secolo, all’epoca del patriarca Bertrando d’Aquileia e il patriarca, invitando il papa per un pranzo pasquale, abbia proposto trote e pesci maranesi. Emergono riti legati al fuoco ed all’acqua, superstizioni dure a scomparire come ad esempio le posate incrociate che sulla tavola sono un presagio nefasto, il pane a cul in su (rovesciato) sul tavolo che porta carestia quanto lo spandere sale oppure olio sulla tovaglia. E poi il ricordo, non piacevole, dell’esistenza di una certa vecia M…ca, ritenuta da tutti una striga, una vecchietta magrissima, un po di barba sul mento, il fazzoletto ed il lungo vestito nero. Rimane ancora oggi il detto “Se bati soto la tola, ciama la M…ca”.
(tratto dalla premessa curata – per Marano – da Maria Teresa Corso)

I pescherecci di Marano LagunareLa laguna di MaranoMarano Lagunare